Tema: Siete forse migliori di...?
Canto iniziale: Apice ed essenza
Am 6
Guai agli spensierati di Sion
e a quelli che si considerano sicuri
sulla montagna di Samaria!
Questi notabili della prima tra le nazioni,
ai quali si rivolge la casa d’Israele!
Andate a vedere la città di Calne,
da lì andate a Camat, la grande,
e scendete a Gat dei Filistei:
siete voi forse migliori di quei regni
o il loro territorio è più grande del vostro?
Voi credete di ritardare il giorno fatale
e invece affrettate il regno della violenza.
Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani
mangiano gli agnelli del gregge
e i vitelli cresciuti nella stalla.
Canterellano al suono dell’arpa,
come Davide improvvisano su strumenti musicali;
bevono il vino in larghe coppe
e si ungono con gli unguenti più raffinati,
ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati
e cesserà l’orgia dei dissoluti.
Ha giurato il Signore Dio, per se stesso!
Oracolo del Signore, Dio degli eserciti.
«Detesto l’orgoglio di Giacobbe,
odio i suoi palazzi,
consegnerò al nemico la città e quanto contiene».
Se sopravvivranno in una sola casa dieci uomini,
anch’essi moriranno.
Lo prenderà il suo parente e chi prepara il rogo,
per portare via le ossa dalla casa;
dirà a chi è in fondo alla casa:
«C’è ancora qualcuno con te?».
L’altro risponderà: «No».
Ed egli dirà: «Silenzio!»,
perché non si pronunci il nome del Signore.
Poiché ecco: il Signore comanda
di fare a pezzi la casa grande,
e quella piccola di ridurla in frantumi.
Corrono forse i cavalli sulla roccia
e si ara il mare con i buoi?
Poiché voi cambiate il diritto in veleno
e il frutto della giustizia in assenzio.
Voi vi compiacete di Lodebàr dicendo:
«Non abbiamo forse conquistato Karnàim con la nostra forza?».
«Ora, ecco, io susciterò contro di voi, casa d’Israele
– oracolo del Signore, Dio degli eserciti –,
un popolo che vi opprimerà dall’ingresso di Camat
fino al torrente dell’Araba».
Di fronte alla Parola ognuno è invitato a riconoscere le proprie reazioni, le domande e i pensieri.
Amos osserva il paese che ha davanti e vede che sta andando in rovina. Le sue parole sono dunque un invito a riflettere.
Le città nominate all’inizio si trovano ai confini di Israele e sono cadute tutte in mano agli Assiri: il pericolo è dunque imminente anche per Israele, che non può pensare di essere più forte.
Il profeta infine dice chiaramente quale sarà il castigo per Israele: sarà deportato e in testa alla colonna dei prigionieri ci saranno i notabili del popolo. Questo castigo indica la fine dell’orgoglio e dell’arroganza d’Israele.
Am 6
Commento
Il profeta si rivolge a coloro che sono presi da se stessi, dai propri piaceri e sono accecati dei propri vizi, tanto da non accorgersi delle minacce che li raggiugono e del male che fanno.
Sono indicativi i verbi usati nel brano per descrivere l’atteggiamento di queste persone: si stendono, si sdraiano, mangiano, canterellano, si sentono pari a Davide, bevono e si ungono.
La loro è una vita fatta di vizi, senza alcuna preoccupazione per gli altri e per le ingiustizie ed è per questo motivo che è meglio che non si permettano nemmeno di pronunciare il nome del Signore.
Il profeta vuole svegliare questi uomini dall’indifferenza e denuncia il loro orgoglio, che li fa sentire vincenti, quando in realtà la catastrofe si sta avvicinando.
Queste parole toccano anche noi e ci invitano a educarci all’uso del denaro, senza pensare che la giustizia sia un sinonimo della carità. La giustizia chiede che sia salvaguardato ciò che compete agli altri: la libertà, i diritti…
La giustizia sociale consiste nel rifiutare di stare dalla parte di chi calpesta i diritti dell’uomo, di chi impoverisce il nostro pianeta, di chi ne sfrutta le risorse.
Tutto ciò ci chiede di tenere sempre alta la guardia, di esaminare con cura ciò che compriamo e di non mettere a tacere le esigenze morali. Essere giusti significa essere solidali, significa entrare in dialogo di vita con la dignità degli altri, il cui destino è prezioso quanto il nostro, significa infine essere sobri.
Questa sfida si può vincere con gesti e decisioni che toccano il quotidiano: come per esempio il turismo responsabile; la formazione di gruppi di acquisto solidali; la cura di un “bilancio familiare di giustizia” in cui i bambini sono coinvolti rispetto a quanto si spende e a come si riutilizzano i materiali e rispetto al boicottaggio di alcuni prodotti; i progetti di volontariato. In questa prospettiva sarà possibile coniugare giustizia e carità.