Tema: Cercate il Signore e vivrete
Canto iniziale: Salmo 17
Am 5,1-17
Ascoltate questa parola,
questo lamento che io elevo su di voi,
o casa d’Israele!
È caduta, non si alzerà più,
la vergine d’Israele;
è stesa al suolo,
nessuno la fa rialzare.
Poiché così dice il Signore Dio:
«La città che mandava in guerra mille uomini
resterà con cento,
e la città che ne mandava cento
per la casa d’Israele, resterà con dieci».
Poiché così dice il Signore alla casa d’Israele:
«Cercate me e vivrete!
Non cercate Betel,
non andate a Gàlgala,
non passate a Bersabea,
perché Gàlgala andrà certo in esilio
e Betel sarà ridotta al nulla».
Cercate il Signore e vivrete,
altrimenti egli, come un fuoco,
brucerà la casa di Giuseppe,
la divorerà e nessuno spegnerà Betel!
Essi trasformano il diritto in assenzio
e gettano a terra la giustizia.
Colui che ha fatto le Pleiadi e Orione,
cambia il buio in chiarore del mattino
e il giorno nell’oscurità della notte,
colui che chiama a raccolta le acque del mare
e le riversa sulla terra,
Signore è il suo nome.
Egli fa cadere la rovina sull’uomo potente
e fa giungere la devastazione sulle fortezze.
Essi odiano chi fa giuste accuse in tribunale
e detestano chi testimonia secondo verità.
Poiché voi schiacciate l’indigente
e gli estorcete una parte del grano,
voi che avete costruito case in pietra squadrata,
non le abiterete;
voi che avete innalzato vigne deliziose,
non ne berrete il vino.
So infatti quanto numerosi sono i vostri misfatti,
quanto enormi i vostri peccati.
Essi sono ostili verso il giusto,
prendono compensi illeciti
e respingono i poveri nel tribunale.
Perciò il prudente in questo tempo tacerà,
perché sarà un tempo di calamità.
Cercate il bene e non il male,
se volete vivere,
e solo così il Signore, Dio degli eserciti,
sarà con voi, come voi dite.
Odiate il male e amate il bene
e ristabilite nei tribunali il diritto;
forse il Signore, Dio degli eserciti,
avrà pietà del resto di Giuseppe.
Perciò così dice il Signore,
Dio degli eserciti, il Signore:
«In tutte le piazze vi sarà lamento,
in tutte le strade si dirà: “Ohimè! ohimè!”.
Si chiameranno i contadini a fare il lutto
e quelli che conoscono la nenia a fare il lamento.
In tutte le vigne vi sarà lamento,
quando io passerò in mezzo a te»,
dice il Signore.
Di fronte alla Parola ognuno è invitato a riconoscere le proprie reazioni, le domande e i pensieri.
L’immagine della vergine richiamata all’inizio del brano era particolarmente significativa per la cultura ebraica, per la quale non c’era niente di peggio che una donna morisse senza marito e senza figli. I primi due versetti sono pronunciati dal profeta, che annuncia la deportazione del popolo, non ancora accaduta, ma come se fosse già avvenuta.
Subito dopo il profeta parla Dio, che presenta la rovina del popolo come una realtà oggettiva.
Il Regno di Samaria stava attraversando una fase di prosperità che è solo apparente, perché i molti latifondisti facevano in modo di ottenere il grano dai contadini, che a loro volta dovevano ricomprarlo a prezzi maggiorati. Quando i contadini cercavano di far valere i propri diritti in tribunale, si trovavano di fronte a giudici corrotti.
Questo non è più il popolo che Dio ha scelto e perciò lo punisce con la deportazione: Israele sta ormai camminando al contrario, tanto che la giustizia è diventata un veleno e il diritto è calpestato.
Am 5,1-17
Commento
Tutto il brano ruota intorno alla parola “ascoltate”. Anche Israele, come noi, aveva familiarità con l’ascolto della Parola di Dio e della parola degli altri uomini, ma il suo modo di ascoltare non era profondo, era legato alle abitudini e alle pratiche e non al cuore.
Ascoltare significa farsi attenti agli altri nel cuore, rifiutando il ripiegamento su se stessi e il desiderio di porsi al centro della realtà.
La distruzione pressoché totale del popolo rappresenta il frutto perverso dell’uomo di ogni tempo che si ripiega su stesso e rende i propri desideri assoluti.
A tanto male è necessario opporre un movimento intenzionalmente contrario: “cercate il Signore e vivrete, odiate il male e amate il bene e vivrete”. Non può esserci fede nel Signore senza l’amore per i fratelli.
Betel è il luogo dove Geroboamo aveva posto il vitello d’oro, che può rappresentare quelle opere della missione che ci fanno sentire nel giusto oppure può rappresentare un’immagine di Dio fatta su misura o ancora una coscienza di sé malata.
Bisogna cercare altri luoghi in cui incontrare Dio: per esempio laddove si combatte il male o non lo si giustifica a partire da se stessi. Solo così può aprirsi una strada di salvezza, che è frutto dell’amore del Signore, che non viene mai meno, e della risposta libera dell’uomo.