Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Farà udire la sua voce

Canto iniziale: Oggi

Am 1,1-2; 3,3-8

1Parole di Amos, che era allevatore di pecore, di Tekòa, il quale ebbe visioni riguardo a Israele, al tempo di Ozia, re di Giuda, e al tempo di Geroboamo, figlio di Ioas, re d’Israele, due anni prima del terremoto.
2Egli disse: «Il Signore ruggirà da Sion e da Gerusalemme farà udire la sua voce; saranno avvizziti i pascoli dei pastori, sarà inaridita la cima del Carmelo».
3Camminano forse due uomini insieme, senza essersi messi d’accordo?
4Ruggisce forse il leone nella foresta, se non ha qualche preda? Il leoncello manda un grido dalla sua tana, se non ha preso nulla?
5Si precipita forse un uccello a terra in una trappola, senza che vi sia un’esca? Scatta forse la trappola dal suolo, se non ha preso qualche cosa?
6Risuona forse il corno nella città, senza che il popolo si metta in allarme? Avviene forse nella città una sventura, che non sia causata dal Signore?
7In verità, il Signore non fa cosa alcuna senza aver rivelato il suo piano ai suoi servitori, i profeti.
8Ruggisce il leone: chi non tremerà? Il Signore Dio ha parlato: chi non profeterà?

Ognuno è invitato a riconoscere che cosa suscita la Parola, quali interrogativi pone e che cosa dice alla propria vita la catena di causa-effetto/effetto-causa.

Amos riceve la sua chiamata, mentre si trova in Samaria ed è quindi lontano da Gerusalemme. Di lui non si dice che è profeta, ma si indica la professione: questo dettaglio lascia pensare che ogni uomo può essere profeta.
Lo stile di Amos è caratterizzato dalla presenza di una serie di causa-effetto espressa con immagini desunte dall’esperienza quotidiana di mandriano e coltivatore di sicomori.
La predicazione di Amos, che significa “il Signore porta”, si colloca intorno al 760 a.C., in un periodo storico caratterizzato dalla profonda divisione tra il regno di Giuda e il regno di Israele, che stava attraversando una fase particolarmente positiva dal punto di vista economico, ma allo stesso tempo registrava un aumento di ricchezza, di differenze tra ricchi e poveri, di corruzione e di strozzinaggio.
Amos, che non ha studiato per essere profeta, ma si lascia comunque condurre dalla Parola di Dio, non riceve accoglienza nel Regno di Israele

Commento

Amos presenta la sua vocazione come il ruggito di Dio, con immagine tratta dalla esperienza concreta del popolo, che sapeva che il leone ruggisce solo quando ha visto la preda o quando l’ha afferrata.

Il ruggito richiama anche il fatto che la Parola di Dio è perentoria e irresistibile.

Amos non può non parlare, perché ha ascoltato la Parola di Dio, che lo ha chiamato e si manifesta in maniera impressionante. Amos ha preso coscienza che il Signore gli ha dato un mandato profetico: la sua vocazione non è il frutto dello studio, della ricerca o di una libera opzione, ma lo precede e lo supera ed è presentata come un intervento carismatico frutto dell’ascolto della Parola di Dio.

Il profeta è chiamato a versare con dosi abbondanti la sua franchezza sul Regno di Israele e a versare la sua fierezza di vita su una società che non si cura degli altri e in particolare dei più poveri. È un guastafeste che avanza tra i ricchi e tra i corrotti per annunciare la Parola di Dio, che non è rivolta a lui, ma al popolo.

Canto finale: Piedi sporchi per amore

 

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