Tema: Seduti alla finestra?
Canto iniziale: Vorremmo dirti
At 20,6-12
Noi invece salpammo da Filippi dopo i giorni degli Azzimi e li raggiungemmo in capo a cinque giorni a Tròade, dove ci trattenemmo sette giorni. Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane, e Paolo, che doveva partire il giorno dopo, conversava con loro e prolungò il discorso fino a mezzanotte. C’era un buon numero di lampade nella stanza al piano superiore, dove eravamo riuniti. Ora, un ragazzo di nome Èutico, seduto alla finestra, mentre Paolo continuava a conversare senza sosta, fu preso da un sonno profondo; sopraffatto dal sonno, cadde giù dal terzo piano e venne raccolto morto. Paolo allora scese, si gettò su di lui, lo abbracciò e disse: «Non vi turbate; è vivo!». Poi risalì, spezzò il pane, mangiò e, dopo aver parlato ancora molto fino all’alba, partì. Intanto avevano ricondotto il ragazzo vivo, e si sentirono molto consolati.
Commento
Paolo è diretto a Gerusalemme e giunge a Troade con sette compagni di viaggio, che rappresentano le varie chiese dell’Asia minore.
Il brano interrompe la cronaca del viaggio con il racconto di un fatto, che Luca probabilmente registra a partire da una fonte diversa da quella che ha utilizzato finora.
Non c’è da dubitare della veridicità del fatto e allo stesso modo si può notare come Luca non voglia presentare Paolo come un taumaturgo, ma voglia richiamare alcuni episodi di resurrezione dell’Antico Testamento, come quello di Elia con il figlio della vedova di Zarepta. Inoltre Luca non vuole presentare Paolo nemmeno nei panni del missionario, ma lo ritrae come guida della comunità, mettendo in evidenza la centralità della sua persona e la dinamicità della sua azione.
La comunità di Troade non si trova in fase di fondazione, ma sta celebrando l’eucarestia domenicale. Tuttavia questa è anche una festa di addio, perché Paolo è in partenza e non tornerà più in quella comunità.
Nella stanza in cui si svolge l’incontro c’è luce, ci sono molte lampade e forse l’aria era consumata. In ogni caso Eutico non resiste alla stanchezza e cade a terra morto.
Paolo prende in mano la situazione, si “getta su di lui” e abbraccia il ragazzo, compie cioè quei gesti che aveva compiuto Elia e che indicano la trasmissione della forza dello Spirito.
Quindi esorta gli altri a non preoccuparsi e riprende a parlare con la comunità come se nulla fosse accaduto.
Il fatto che Poalo continui a parlare fino all’alba significa che si prese cura della comunità fino alla fine. La guida infatti presiede, insegna, spiega e cerca costantemente il bene spirituale e materiale della comunità.
Così presentato, il brano può essere inteso anche in chiave simbolica: è domenica, il giorno più adatto a svegliarsi, il tempo della luce e della vita. La caduta del ragazzo può rappresentare la morte, cioè la mancata partecipazione alla vita fraterna e quindi una caduta morale. Incapace di resistere al sonno, il ragazzo passa dalla luce al buio, dalla comunione all’isolamento e dall’alto in basso.
Paolo si prende cura del ragazzo, ridesta in lui la vita, che significa il ritorno alla luce, alla comunione e al piano superiore, dove c’è la comunità.
Canto finale: Nei giorni